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La migliore introduzione che potete trovare

al modo di percepire le dimensioni


Isaac Asimov


Ultimi contenuti inseriti nei quattro percorsi tematici

Meccanica quantistica L'osservatore e il tempo: due problemi aperti della meccanica quantistica
Teoria delle stringhe Vibrazioni cosmiche e il multiverso eterno
Zen La bellezza del perdono
Musica Afterglow

Percorsi tematici

Meccanica quantistica La meccanica quantistica esplora il comportamento della realtà infinitesimale, dove eventi e proprietà non sono più deterministici ma probabilistici, e dove l'osservazione diventa parte integrante del fenomeno descritto
Teoria delle stringhe La teoria delle stringhe è un approccio teorico che cerca di unificare la meccanica quantistica e la relatività generale, propone che le particelle fondamentali siano minuscole stringhe vibranti, le cui vibrazioni determinano le proprietà fisiche
Zen Lo Zen è una scuola e una pratica che si basa sulla meditazione e sulla esperienza diretta, andando oltre la logica e i concetti razionali
Musica La musica è il linguaggio dell'anima che con un intreccio di suoni e silenzi, accarezza il cuore e racconta infinite emozioni

L'interazione tra la Meccanica quantistica, la Teoria delle stringhe, lo Zen e la Musica
La teoria delle stringhe ci offre una visione del mondo che sfida le nostre percezioni tradizionali esattamente come la meccanica quantistica e i principi dello Zen.
Insieme ci invitano ad andare oltre le apparenze, suggerendo - e in parte dimostrando - che la realtà non è fatta di oggetti separati, ma di relazioni e interconnessioni profonde.


Nella meccanica quantistica questa interconnessione si vede attraverso la sovrapposizione degli stati e il ruolo dell'osservazione mentre nella teoria delle stringhe prende forma nelle vibrazioni fondamentali che danno origine alle particelle. Nella musica tutto questo si manifesta in modo immediato nell'armonia, nella risonanza e nel ritmo.
Lo Zen, con il suo centro nell'esperienza diretta e nel presente, risuona con l'idea quantistica che l'osservatore non è esterno alla realtà ma fa parte del fenomeno osservato.
In questo dialogo, la musica diventa il mezzo privilegiato per sentire intuitivamente quello che la fisica descrive matematicamente: un universo in cui la vibrazione, la percezione e il significato si intrecciano infinitamente.

L'osservatore e il tempo: due problemi aperti della meccanica quantistica


Percorso tematico di appartenenza: Meccanica quantistica



Se la funzione d'onda descrive quello che un sistema potrebbe essere, e il collasso della funzione d'onda quello che un sistema diventa quando viene osservato, allora una domanda sorge spontanea: che cosa significa osservare?
In meccanica quantistica l'osservatore non è un semplice spettatore passivo e la misura non si limita a rivelare una proprietà già esistente, ma contribuisce a definirla. Questo è uno dei punti di rottura più netti con la fisica classica, dove il mondo possiede proprietà definite indipendentemente da chi le osserva.

Nel linguaggio quantistico, osservare significa quindi far interagire un sistema con un apparato di misura, e quindi interagisce con l'ambiente, e questa interazione "distrugge" la sovrapposizione di stati che era descritta dalla funzione d'onda e pertanto seleziona un solo risultato specifico. Quello che la teoria non descrive in modo definitivo è "il quando" e "il come" questo passaggio avvenga. Ed è proprio qui che nasce quello che viene definito "problema della misura".

Il problema dell'osservatore però non riguarda solo gli strumenti e i laboratori, ma tocca una questione più profonda, ovvero: dove finisce il sistema quantistico e dove inizia il mondo classico?
Un elettrone può trovarsi in più stati contemporaneamente, ma ovviamente il rivelatore, cioè il sistema di misura, no. La "linea di confine" che c'è tra questi due regimi non è fissata dalla teoria, e questo rende la meccanica quantistica molto efficace nel calcolo ma purtroppo incompleta nella sua interpretazione, e a questo si aggiunge anche un secondo problema, ancora più sottile: quello del tempo. "Nella meccanica quantistica il tempo non è un osservabile come la posizione o l'energia, è un parametro esterno, che scandisce l'evoluzione della funzione d'onda, ma non viene mai quantizzato". Questa frase significa che il sistema evolve nel tempo, ma... il tempo stesso non fa parte del sistema.

Tutto questo è in contrasto con la relatività, dove il tempo è dinamico, è intrecciato allo spazio ed è influenzato dalla materia e dall'energia. Il problema è che quando si tenta di unire la meccanica quantistica e la gravità (come accade nella teoria delle stringhe) questa differenza diventa un ostacolo concettuale enorme. Ovvero: se lo spazio-tempo stesso è soggetto a "fluttuazioni quantistiche", ha senso parlare di un tempo esterno e assoluto?
Il problema del tempo si riflette anche nel collasso della funzione d'onda. Il collasso sembra avvenire in un "istante preciso", ma "istante" rispetto a quale tempo? Forse il tempo dell'osservatore? Il tempo dell'apparato di misura? Oppure un altro tipo di tempo più profondo e ancora sconosciuto?
Purtroppo la meccanica quantistica standard non risponde a queste domande, si limita a funzionare straordinariamente bene senza però spiegare completamente il significato dei suoi stessi concetti.

In questa prospettiva l'osservatore non è più un elemento casuale ma è invece una parte essenziale di questo quadro, ma non perché la coscienza "crea" la realtà, ma perché qualsiasi descrizione fisica richiede una separazione tra quello che viene osservato e chi lo osserva, e la meccanica quantistica rende effettivamente questa separazione instabile, sfumata e problematica.
Forse è per questo che se torniamo dalle teorie più "speculative" alla meccanica quantistica "pura" abbiamo l'impressione di trovarci di fronte a un confine dove da un lato abbiamo una teoria estremamente precisa e dall'altro invece moltissime domande aperte sull'osservazione, sul tempo e sulla realtà.

Flatlandia abita proprio dentro questo confine, nel luogo dove la fisica smette di descrivere oggetti e inizia ad interrogarsi sulle funzioni, sulle relazioni e quindi sul significato stesso di cosa significa osservare.

Vibrazioni cosmiche e il multiverso eterno


Percorso tematico di appartenenza: Teoria delle stringhe



Quindi è tutto così affascinante... la teoria delle stringhe è veramente una rivoluzione per la fisica! Dice che le particelle elementari non sono punti indivisibili, ma minuscole stringhe unidimensionali lunghe circa 10-35 metri (sulla scala di Planck che definisce i limiti estremi dell'universo in termini di spazio, tempo ed energia). Sono quindi queste stringhe che vibrando in modi diversi producono gli elettroni, i quark, i fotoni e i gravitoni (la particella della gravità quantistica).
Così come le note di una chitarra nascono dalle vibrazioni di una corda, abbiamo che la massa, la carica e lo spin derivano dalle "armonie" di queste stringhe fondamentali.
Per coerenza matematica, la teoria richiede 10 o 11 dimensioni totali: le 4 che tutti noi conosciamo (3 spaziali + il tempo) più altre 6 o 7 "arrotolate" su varietà di Calabi-Yau microscopiche, che purtroppo sono invisibili a tutti gli attuali esperimenti.

Questa meravigliosa struttura unifica la relatività generale di Einstein con la meccanica quantistica, e di fatto risolve il conflitto della gravità quantistica che è essenziale per modellare i buchi neri e il Big Bang. Le implicazioni cosmologiche sono profonde: le stringhe modellano quella che viene chiamata "inflazione cosmica post-Big Bang" attraverso l'uso di "semplici" campi scalari che evitano così le singolarità iniziali della teoria, mentre le stringhe cosmiche giganti e le D-brane (le membrane multidimensionali) spiegano la struttura a grande scala dell'universo.

L'aspetto più importante e rivoluzionario è il cosidetto "paesaggio delle stringhe": con 10500 modi possibili di compattare le dimensioni extra ovvero i modi per ridurre le dimensioni spaziali aggiuntive che sono previste dalla matematica della teoria ad una scala così piccola da risultare invisibili all'osservazione diretta.
Ogni configurazione genera un diverso "vuoto" con costanti fisiche proprie: masse di particelle, forze e costante cosmologica, e questo produce un "multiverso eterno" di "universi bolla".
In questo multiverso eterno la nostra realtà è solo una bolla stabile in un mare infinito di possibilità. Leonard Susskind e altri fisici propongono quello che chiamano il principio antropico: osserviamo cioè un universo regolato perfettamente per la vita (tecnicamente con espansione accelerata dall'energia oscura) poiché è solo in queste bolle che emergono degli osservatori come lo siamo noi (le altre bolle collassano subito o si espandono troppo velocemente con il risultato di essere senza stelle e quindi senza galassie).

Il multiverso risolve il problema che viene chiamato "fine-tuning cosmologico" con la conseguenza che tutte le costanti sono perfette e funzionano perfettamente, perfette perché il nostro "mondo" è la scelta statistica perfettamente funzionante in tutto, tra un numero elevatissimo di mondi sterili o imperfetti. Così l'inflazione eterna generando continuamente nuove bolle, rende il nostro universo anche parte di un processo dinamico, e le onde gravitazionali generate dalle collisioni tra le brane o "big rip" ci rivelano i multiversi vicini a noi.

L'importanza è chiaramente epocale: la teoria delle stringhe promette una "teoria del tutto", ridefinendo il cosmo come un "ensemble" multidimensionale. Ispira ricerche su materia/energia oscura (supersimmetrica) come LIGO in USA e Virgo a Pisa che con i loro enormi interferometri laser che rilevano gli echi gravitazionali, o come i telescopi come Euclid (ESA) per la materia oscura e JWST (NASA/ESA/CSA) per l'infrarosso.

Se questa teoria verrà verificata svelerà l'origine ultima della realtà, trasformando definitivamente la scienza, la filosofia e la cosmologia come la conosciamo adesso, ed aprendo la strada a tecnologie future ad oggi fantascientifiche come la manipolazione dimensionale.

La bellezza del perdono


Percorso tematico di appartenenza: Zen



Il maestro zen Ryōan camminava ogni mattina lungo il fiume, dove l’acqua portava via foglie e rami senza trattenere nulla. Un giorno un giovane monaco arrivò al tempio con il volto teso.
“Maestro,” disse, “non riesco a perdonare mio fratello. Mi ha umiliato davanti a tutti.”
Ryōan gli porse una ciotola piena d’acqua fino all’orlo. “Portala nel giardino, senza versarne una goccia.”
Il monaco avanzò piano, gli occhi fissi sulla superficie tremante. Ogni passo era una lotta: il ricordo dell’offesa riemergeva, e la mano si irrigidiva.
Quando tornò, il maestro gli chiese: “Hai visto i ciliegi?”
“No, maestro. Ho guardato solo la ciotola.”
Ryōan annuì. “Così fai con il torto. Lo stringi per non perderlo, e perdi il giardino.”
Poi prese la ciotola e la rovesciò nel fiume. L’acqua si mescolò all’acqua senza rumore.
“Perdonare,” disse, “non è dire che l’altro aveva ragione. È smettere di portare la ciotola. Quando la mano si apre, torni a vedere i ciliegi.”

Afterglow


Percorso tematico di appartenenza: Musica > Genesis
Post pubblicato su Racconti di Musica



Lo so benissimo. Per i fan più "duri e puri" dei Genesis, quelli che fissano una linea netta nel 1975, con l’uscita di Peter Gabriel, e che sostengono che "i veri Genesis" finiscano lì, Afterglow (e l’album Wind & Wuthering) è come una linea di confine. Ed io ne sono pienamente d'accordo.

Anche secondo me questo è stato l'ultimo album "legittimo", o quantomeno l'ultimo accettabile, prima della svolta più melodica e "accessibile" a tutti. E sta di fatto che questo è un bellissimo album.

Perdendomi nei ricordi, ci sono stati giorni in cui mi sembrava di vivere come sospeso, dove tutto era intenso: le parole, i silenzi, perfino l’aria era intensa. Quello è stato il momento in cui ti innamori davvero. Avevo venticinque anni e ogni cosa mi sembrava fragile e enorme allo stesso tempo e in quei momenti unici in sottofondo c'era "Afterglow", e penso che non è stato un caso.

Afterglow non è un brano lungo, e non è complicato. Non ti travolge come "Supper's Ready". Ti prende piano, quasi in punta di piedi, come succede in certi momenti con certe persone. Le prime note sembrano arrivare da lontano, ed è come se la canzone ti raccontasse proprio quel momento in cui capisci che qualcuno è diventato il tuo punto di riferimento.

Le parole parlano di polvere che cade, di rifugi che non proteggono più. Ed è effettivamente così, è come sentirsi fortissimi e vulnerabili nello stesso tempo. Quando Tony Banks scrive di "camminare su strade che non riconosco più", io ricordo che ancora una volta in quelle parole mi ci ritrovavo perfettamente, perché stavo crescendo, e stavo cambiando.

In Afterglow la voce di Phil Collins è calma, sembra quasi rassegnata, ma non è triste. È come se dicesse: anche se tutto crolla, se tu resterai con me, io resterò con te. E poi... quel verso sul sole che si riflette sul cuscino... è bellissimo, mi colpisce sempre, perché l'amore è anche questo: è svegliarsi e pensare a qualcuno, prima ancora di capire dove sei tu.

Poi il brano cresce, senza però mai esplodere davvero, resta sempre lì... come se esprimesse una specie di accettazione serena, non la paura di perdere qualcosa o qualcuno, ma la consapevolezza, la certezza, che vale sempre la pena rischiare perché anche se un giorno tutto finisse, quell'"Afterglow" – quella luce che resta dopo – continuerà a vivere sempre dentro di noi.

Forse è per questo che Afterglow per me è una canzone perfetta. Perché non parla di promesse eterne, ma di presenze. Non parla di certezze, ma di scelte. Ed ecco perché questa canzone resterà per sempre, perché è come una luce soffusa, che non acceca, ma che non si spegnerà mai del tutto.

Ultimo aggiornamento domenica 15 febbraio 2026


La migliore introduzione che potete trovare
al modo di percepire le dimensioni

Isaac Asimov




Con la Fisica si sta cercando di capire razionalmente come,
con lo Zen si sta cercando di capire,
e con la Musica... capiamo.