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I Genesis sono stati una band inglese formata nel 1967 dagli allievi della Charterhouse School1 Tony Banks, Mike Rutherford, Peter Gabriel, dal chitarrista Anthony Phillips e dal batterista Chris Stewart. Il loro nome fu fornito dall'ex alunno della Charterhouse e impresario pop Jonathan King, che organizzò per loro la registrazione di diversi singoli e del loro album di debutto From Genesis to Revelation nel 1969.
Dopo la separazione da King, la band iniziò ad andare in tournée, firmò con la Charisma Records e si dedicò al rock progressivo con il successivo album Trespass (1970). Phillips se ne andò dopo la registrazione dell'album, e Banks, Rutherford e Gabriel reclutarono Phil Collins e Steve Hackett prima di registrare Nursery Cryme (1971).
I loro spettacoli dal vivo iniziarono a presentare i costumi e le performance teatrali di Gabriel. Foxtrot (1972) fu il loro primo album a entrare in classifica nel Regno Unito e Selling England by the Pound (1973) raggiunse il terzo posto, con la loro prima hit britannica "I Know What I Like (In Your Wardrobe)". Il concept album The Lamb Lies Down on Broadway (1974) fu promosso con un tour transatlantico e un elaborato spettacolo teatrale, prima che Gabriel lasciasse il gruppo.

Afterglow | Supper's Ready | Squonk

Afterglow


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Lo so benissimo. Per i fan più "duri e puri" dei Genesis, quelli che fissano una linea netta nel 1975, con l’uscita di Peter Gabriel, e che sostengono che "i veri Genesis" finiscano lì, Afterglow (e l’album Wind & Wuthering) è come una linea di confine. Ed io ne sono pienamente d'accordo.

Anche secondo me questo è stato l'ultimo album "legittimo", o quantomeno l'ultimo accettabile, prima della svolta più melodica e "accessibile" a tutti. E sta di fatto che questo è un bellissimo album.

Perdendomi nei ricordi, ci sono stati giorni in cui mi sembrava di vivere come sospeso, dove tutto era intenso: le parole, i silenzi, perfino l’aria era intensa. Quello è stato il momento in cui ti innamori davvero. Avevo venticinque anni e ogni cosa mi sembrava fragile e enorme allo stesso tempo e in quei momenti unici in sottofondo c'era "Afterglow", e penso che non è stato un caso.

Afterglow non è un brano lungo, e non è complicato. Non ti travolge come "Supper's Ready". Ti prende piano, quasi in punta di piedi, come succede in certi momenti con certe persone. Le prime note sembrano arrivare da lontano, ed è come se la canzone ti raccontasse proprio quel momento in cui capisci che qualcuno è diventato il tuo punto di riferimento.

Le parole parlano di polvere che cade, di rifugi che non proteggono più. Ed è effettivamente così, è come sentirsi fortissimi e vulnerabili nello stesso tempo. Quando Tony Banks scrive di "camminare su strade che non riconosco più", io ricordo che ancora una volta in quelle parole mi ci ritrovavo perfettamente, perché stavo crescendo, e stavo cambiando.

In Afterglow la voce di Phil Collins è calma, sembra quasi rassegnata, ma non è triste. È come se dicesse: anche se tutto crolla, se tu resterai con me, io resterò con te. E poi... quel verso sul sole che si riflette sul cuscino... è bellissimo, mi colpisce sempre, perché l'amore è anche questo: è svegliarsi e pensare a qualcuno, prima ancora di capire dove sei tu.

Poi il brano cresce, senza però mai esplodere davvero, resta sempre lì... come se esprimesse una specie di accettazione serena, non la paura di perdere qualcosa o qualcuno, ma la consapevolezza, la certezza, che vale sempre la pena rischiare perché anche se un giorno tutto finisse, quell'"Afterglow" - quella luce che resta dopo - continuerà a vivere sempre dentro di noi.

Forse è per questo che Afterglow per me è una canzone perfetta. Perché non parla di promesse eterne, ma di presenze. Non parla di certezze, ma di scelte. Ed ecco perché questa canzone resterà per sempre, perché è come una luce soffusa, che non acceca, ma che non si spegnerà mai del tutto.

Supper's Ready


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Ricordo benissimo: ero nel soggiorno della nostra casa, sprofondato nella poltrona vicino al tavolino dove c'era il giradischi della sala... che era un Philips...
Sul piatto c'era quel nuovo 33 giri (appena "scellofanato") e io ero pronto ad ascoltarlo, con le mie immense cuffie, come se fossi stato un astronauta in procinto di scoprire un nuovo pianeta.
Fantastico... arrivo alla fine del primo lato... la cosa che odiavo di più era il dovermi "risvegliare" per girare il disco. Ricordo che avevo visto da qualche parte un meccanismo che in automatico girava il vinile... però era costoso e funzionava solo con i giradischi seri, quelli di marca (quindi per me era sarebbe stato impossibile averlo).
Parte due. Horizons: un pezzo spettacolare di chitarra (che poi alcuni anni dopo avrei faticosamente imparato a suonare), e poi... inizia quel brano che cambierà tutto: Supper’s Ready. È lungo, complesso e misterioso (da quel punto in poi occupa tutto il resto del lato B di Foxtrot).
Già dalla prima volta capisco che quekka è più di una odissea musicale.
Ma andiamo con ordine.
“Supper’s Ready” comincia con “Lover’s Leap”, molto delicato: “Walking across the sitting-room, I turn the television off…”
Io sempre più sprofondato... vedevo quella coppia mentre arrivava la notte...
Quei pezzi furono composti all'unisono da Peter Gabriel, Tony Banks, Mike Rutherford, Steve Hackett e Phil Collins, proprio come una vera suite in sette parti, con cambi di ritmo, ambienti e narrazione interna e io, con la copertina del disco appoggiata al muro, ricordo che guardavo il soffitto sentendo che quelle note mi stavano portando altrove.
Dalla quiete si passa rapidamente in un mondo più strano. Con “The Guaranteed Eternal Sanctuary Man”, “Ikhnaton and Itsacon and Their Band of Merry Men”, “How Dare I Be So Beautiful?”, fino a “Willow Farm”, tutto cambia: ritmo, tonalità, voce, atmosfera. Le immagini evocano campi, profeti, rivolte, sale da ballo distorte, luci stroboscopiche interiori.
“Willow Farm” è decisamente folle, scherzosa, un contrasto netto con l’inizio: “If you go down to Willow Farm, to look for butterflies…”. È come se stessi seguendo un film in bianco-e-nero, ma con il suono che colora ogni scena.
Poi arriva la parte che mi ha lasciato senza fiato: “Apocalypse in 9/8”. Il titolo stesso è già un segnale. Musica serrata, tempo complesso (quel 9/8 che sembra un orologio che ticchetta verso la fine), voci che annunciano draghi, guardiani, battaglie. Il testo del brano e l’atmosfera indicano chiaramente che c’è molto più dell’amore: c’è il mondo, c’è la lotta, c’è il giudizio.
In quella fase della mia vita in cui tutto sembrava drammatico, immaginavo che anche il mio mondo interiore stava combattendo: desideri, paure e voglia di libertà, e quella musica lo traduceva chiaramente.
E poi la parte finale: “As Sure As Eggs Is Eggs (Aching Men’s Feet)”. Il ritmo rallenta, l’energia si ricompone, la battaglia è alle spalle. Le voci si levano, le tastiere si "elevano", e la sensazione è quella di tornare a casa, ma un’altra casa, una nuova casa (come il brano suggerisce).
Con gli occhi chiusi, immaginavo di essere il “lui” di Lover’s Leap che ha attraversato il caos per ritrovarsi cambiato e trasformato. Così anch'io, mi sentivo non più un semplice ragazzo ma qualcuno che aveva visto un paio di cose in più... almeno nella musica.

Squonk


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Deve essere falso…
Anzi è sicuramente, certamente, inevitabilmente falso ma qualcosa intorno a noi ci vuole far credere che invece sia vero… ma non ci caschiamo… giusto?
E quindi è fantastico.
Fantastico il viaggio dentro una canzone.
Una canzone??? Semplicemente “una canzone”???
No… non è una canzone. E’ un’opera… un viaggio. Una avventura intensa, psichedelica, profonda…
E tutte le volte che ti immergi lì… tutte le volte che entri da quella porta, che entri in quella musica… tutte le volte il viaggio è diverso. Anche dopo tanti anni…
Fantastico! Cosa altro dire?
Che è lì… “lui” è lì…
E “lui” piange…
E “lui” crede di essere brutto… (no… lo sappiamo bene che non è così… loro “vogliono” fargli credere che è brutto… è l’unico modo)
E quindi “lui” è costretto a non uscire… o uscire solo al crepuscolo… di notte…
E così “lui” si dovrà arrendere…
E’ un cane che si morde la coda: crede di essere brutto… e piange.
Ma non è così. E noi lo sappiamo benissimo!
E’ tutto un trucco… uno dei trucchi della coda. E noi lo sappiamo, noi lo sentiamo… ma… restiamo lì… anche noi “che sappiamo”.
E “lui” continua a piangere. Ma è proprio quello che vogliono i cacciatori!!
Così è facile. Se piangi loro seguono la tua scia di lacrime.
E’ quello che vogliono!!
Farti credere che sei brutto!!
Così piangi!
E così possono trovarti, seguirti, seguire la tua scia di lacrime…
E’ solo così che ti possono spingere. Che possono schiacciarti nell’angolo.
E costringere a dissolverti… a dissolverti in una pozza delle tue stesse lacrime!!

Vero o falso?

Squonk
Mike Rutherford, Tony Banks
A Trick of the Tail
Genesis
13 Febbraio 1976

A Trick of the Tail è il titolo del settimo album in studio dei Genesis. Il significato del titolo e del brano omonimo si rifà a una narrazione fantastico/allegorica e racconta la storia di una creatura leggendaria, descritta come un alieno o una bestia dotata di corna e coda (un fauno o satiro), che lascia il suo regno dorato per esplorare il mondo degli umani. Il testo, scritto da Tony Banks, è ispirato al romanzo del 1955 "The Inheritors" (Uomini nudi) del premio Nobel William Golding. Il libro tratta dello scontro tra i Neanderthal e l'Homo Sapiens, esplorando la reazione di una razza primitiva di fronte a una più evoluta e crudele.
La trama del brano parla di una creatura che viene catturata dagli uomini che non credono alla sua provenienza e la esibiscono come un "fenomeno da baraccone" (freak show).
Il "trucco della coda" (trick of the tail) si riferisce ironicamente all'aspetto fisico della creatura che la rende diversa e, agli occhi degli umani, inferiore o mostruosa.
L'opera è un'allegoria sull'emarginazione e il pregiudizio verso chi è diverso. Rappresenta anche un momento cruciale per i Genesis perché fu il primo album registrato dopo l'abbandono di Peter Gabriel, segnando il debutto di Phil Collins come voce solista.


1 Charterhouse School è una scuola pubblica (collegio indipendente inglese per studenti dai 13 ai 18 anni) a Godalming, nel Surrey, in Inghilterra. Fondata da Thomas Sutton nel 1611 sul sito dell'antico monastero certosino in Charterhouse Square a Smithfield (Londra).

Pagina modificata mercoledì 4 marzo 2026


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al modo di percepire le dimensioni

Isaac Asimov




Con la Fisica si sta cercando di capire razionalmente come,
con lo Zen si sta cercando di capire,
e con la Musica... capiamo.